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martedì 1 dicembre 2015

Cave lapicidinae, attento alla cava di pietre

Lettera aperta del sindaco di Cori (LT) ai suoi concittadini
“Cari cittadini, la Regione Lazio negli ultimi tempi ha autorizzato nei pressi del nostro territorio (Rocca Massima) e nel territorio di Cori l’apertura di due nuove cave; che, unite a quella già in attività da anni, fanno tre. Senza ascoltare il Comune di Cori, anzi, contrariamente al parere negativo del Comune di Cori. Ciò significa che tra qualche anno potremo trovarci un larghissimo buco aperto tra Cori e Giulianello con grave danno al paesaggio e all'aspetto complessivo del paese. Una larga ferita aperta nel cuore del nostro territorio, che francamente mi offende come sindaco e come cittadino, e che dovrebbe offendere tutti noi.  I sindaci passano, il tempo passa e le ferite restano. E resteranno per i nostri figli e per i nostri nipoti. E la ferita sarà ancora più sanguinante perché non l’abbiamo scelta, non l’abbiamo voluta, ci è stata inferta.
 La Regione Lazio non ci ha consultato e quando ci ha consultato non ha ascoltato il nostro parere. La responsabilità è tutta ed apertamente politica. Di conseguenza è la politica che deve trovare una soluzione a questa vicenda. Sono stati privilegiati gli interessi meschini dei soliti furbi. Proprio in un momento in cui la tutela del territorio, l’attenzione alle tipicità agricole e paesistiche, al patrimonio culturale, stava dando una risposta positiva al futuro del nostro paese, questa mannaia che cade dall'alto ci riporta indietro di anni. Nonostante i vertici globali sul clima e sul paesaggio, nonostante le teorie sulla sostenibilità, nonostante il messaggio ecumenico del Papa, l’unico politico rimasto a parlare al futuro dell’umanità, le strade che si percorrono sono sempre le stesse.
Questo è un appello, rivolto a tutti i cittadini di buona volontà, senza distinzione di appartenenza politica, che spesso non appare avere più senso; è un appello a tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese e anche il futuro complessivo del territorio. A tutti coloro che amano la bellezza. Chiamiamoci, cerchiamoci, dialoghiamo e solidarizziamo. Se restiamo isolati saremo sconfitti. Tommaso Conti, sindaco e cittadino di Cori e Giulianello.”


Più chiaro di così non poteva essere e non possiamo che condividere. Aggiungiamo che c'è ancora un cammino lunghissimo che la nostra civiltà, tra le altre, dovrà fare per passare dalle parole ai fatti. Cos'è una cava? Nello specifico si tratta di fare un buco nel terreno, enorme, modificando il territorio, il paesaggio, già pesantemente gravato dalla presenza di una cava. Abbiamo visto che cosa produce un mostro del genere, in cambio di 9 posti di quello che chiamano "lavoro", ma che andrebbe definito per quello che è, ossia l'ennesimo saccheggio legalizzato perpetrato su un territorio ancora non affrancato dal pensiero ottocentesco di SFRUTTAMENTO delle risorse senza possibilità di rinnovo futuro, senza pensare neanche ai propri figli, ai quali lasciano un territorio devastato e magari l'attività stessa di devastazione. 
Non c'è bisogno di essere estremamente dotati di intelletto, per capire che una montagna dedita alla pastorizia e all'agricoltura rende 10 ma per 10000 anni e per 100000 persone, mentre la stessa montagna sbriciolata e venduta a pezzi rende 100, ma per 10 anni e 10 persone. I numeri sono molto approssimati è chiaro, ma per dirlo in altre parole, se la montagna scompare, lì dov'era rimarrà roccia arida che impiegherà cinquant'anni per rivedere vita. Cosa non è chiaro per vedere che ciò è sbagliato? 
Non è la bellezza del paesaggio a rischio, il nostro paesaggio è già distrutto. A qualcuno sarà capitato di parlare con chi a Cori non c'è mai stato, ma se questi è avvezzo a passare dalla pontina potrete facilmente indicargli Cori come il "paese vicino al buco", facilmente capirà dov'è. Vista da Latina Cori sembra più piccola di quella voragine visibile a decine di chilometri di distanza (e scommetto che almeno il centro storico ci entrerebbe comodo). Cori come tutta Italia inoltre non ha più lo smalto di un tempo. Come in molte parti d'Italia (specie al sud ovvio) il centro storico sta letteralmente crollando, è un ricettacolo di tragedie annunciate da decenni, si aspetta solo il disastro perché non ci sono fondi, o comunque non siamo stati in grado di prenderne una parte dall'Europa che spesso si trova col resto. Certo molto è stato fatto, ma ancora dobbiamo riparare a decenni di palazzinari, per non parlare dei rifiuti...questo mondo è già al termine, possiamo solo rallentare la caduta, lo schianto nel baratro che ci stiamo scavando giorno per giorno, ma l'importante è divertirsi giusto?
Quindi ciò che ci deve interessare è frenare il danno esistente e tuttora in estensione. Il vero danno è quello di tutti i giorni, pezzi di territorio che vengono distrutti PER SEMPRE e irrimediabilmente, ciò che fanno è in vero un danno triplo. Il primo danno è quello diretto, ed è sotto gli occhi di mezza provincia, dai monti al mare si vede quella frana artificiale, quello squarcio vergognoso nel ventre di madre terra.
Tale danno include le strade con asfalto divelto, vengono deformate e dissestate dai camion, enormi e con tonnellate di carico. Quello stesso carico di finissima polvere calcarea è come un manto che si estende tutt'intorno sugli ulivi e la terra che circondano la cava e che corrono lungo le strade percorse da quegli stessi camion.
Il danno collaterale è la connivenza di interessi "economici" con le istituzioni, quando si incontrano mentalità predatorie, fantasie lanzichenecche e in poche parole chi approfitta non è fondamentalmente capace o non è facilitato nel poter scegliere avvedutamente la soluzione migliore per lavorare, che non può essere chiaramente quella in foto. 
Infine c'è il danno presente e futuro, la modifica irreparabile del microclima e dell'assetto idrogeologico, in una penisola come l'Italia significa anticipare di milioni di anni quella che dovrebbe essere l'erosione naturale di prezioso territorio, con la conseguente distruzione degli ecosistemi rimasti e già provati.

Fin quando sopravviverà questa mentalità arcaica di fare affari e non si intraprenderà veramente un cammino di economia e società più avveduta (non serve illuminata), avremo sempre a che fare con predatori e distruttori. Il bene comune è poco apprezzato in Italia, questo perché ne avevamo moltissimo sia naturalistico che culturale, oggi entrambi questi sottoinsiemi di un sommo bene comune sono minacciati di estinzione. Siamo una civiltà fallita e non abbiamo assolutamente nulla da pretendere di voler insegnare ad altre civiltà, non siamo migliori né peggiori, siamo umani e come tante altre razze animali, sebbene alcuni se ne siano resi conto per peculiare coscienza della specie, ci siamo incamminati da tempo verso la nostra auto-estinzione. Ma siamo umani e siamo capaci di entrambi gli estremi, mi piace pensare che per ogni distruttore c'è chi tutela il territorio, per ogni corrotto c'è chi ha la coscienza pulita, per ogni egoista c'è chi guarda alla vita con vero amore per essa. Nel gioco delle parti, ognuno sceglierà chi voler incarnare.

venerdì 11 ottobre 2013

12 OTTOBRE: UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE - PER IL POPOLO DELL’ACQUA

Sabato 12 ottobre il popolo dell’acqua torna a mobilitarsi in tutto il Paese.
Nell'anniversario della “scoperta” dell'America, quando l'America Latina ricorda il suo “ultimo giorno di libertà”, saremo attivi nei territori attraverso una giornata di mobilitazioni diffuse contro i “nuovi colonialismi”, determinati dalla privatizzazione dei beni comuni e dalla mercificazione dei territori e della vita delle persone.
E’ questa una tappa di un percorso che, avviato dall’assemblea nazionale nel novembre 2012 del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, persegue la costruzione di intrecci fra i diversi movimenti e realtà territoriali in lotta per la riappropriazione sociale dei beni comuni e che ha visto nel campeggio all’Amiata del luglio scorso un momento fondamentale di elaborazione e condivisione.

Parteciperemo anche alla manifestazione nazionale promossa dall’appello “La Via Maestra”, promosso da Rodotà, Landini, don Ciotti e altri, con l’obiettivo di opporsi ai tentativi del governo delle “larghe intese” di riformare la Costituzione in senso autoritario e di provare a costruire una coalizione sociale per l’affermazione della democrazia e per la piena applicazione della Carta Costituzionale sui temi del lavoro, dei diritti, dei beni comuni e della pace.

Crediamo che la battaglia in corso in tutti i territori e a livello nazionale per la piena attuazione dell’esito della straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011 sull’acqua debba portare il proprio importantissimo contributo di contenuti e di pratiche sia per la costruzione di una forte alleanza dei movimenti per i beni comuni, sia per l’apertura di uno spazio pubblico di rivendicazione di una nuova democrazia.

Contro ogni tentativo - già annunciato a più riprese dal governo Letta, in accordo con i diktat monetaristi dell’Unione Europea - di aprire una nuova fase di privatizzazioni e di mettere una pietra tombale sull’esito referendario sull’acqua, e contro ogni tentativo di ridurre drasticamente gli spazi di democrazia, attraverso svolte autoritarie dentro le istituzioni e la criminalizzazione dei movimenti nella società.

Perché, oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.



Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

giovedì 16 maggio 2013

Il filo che unisce sfruttamento energetico ed idrico

Dalla Newsletter Acquabenecomune


Il filo che unisce sfruttamento energetico ed idrico 


Si è svolta a Roma dal 28 al 30 Aprile la tre giorni di Stopenel  (www.stopenel.org) che ha visto la partecipazione  di comitati, movimenti, associazioni e comunità che si battono contro il modello energetico dell'ENEL fatto di carbone e finte rinnovabili in Europa e grandi dighe in America Latina. 
Presenti  tutta la rete no Coke, il  coordinamento SOS Geotermia dell'Amiata, rappresentanti delle associazioni ambientaliste dell'Est Europa,  dove la società italiana investe anche nel nucleare,  e delle comunità cilene, colombiane e guatemalteche che lottano contro la costruzione di grandi dighe nei loro territori. 
Ma qual'è il filo rosso che lega questi impianti diversi e lontani fra loro?


Innanzitutto l'ENEL che, con l'acquisto di Endesa nel 2009, eredita il pesante bagaglio postcoloniale della società spagnola inclusi in progetti in Cile dove, grazie alle leggi varate da Pinochet ancora oggi in vigore,  possiede la quasi totalità dei diritti di sfruttamento dei fiumi del paese.  
Poi il protocollo di Kyoto. L'approccio finanziario e mercatista alla lotta al cambiamento climatico non solo non  serve all'obiettivo preposto ma sta aggiungendo devastazioni a devastazioni.  Infatti secondo il  "Meccanismo di Sviluppo Pulito"  ogni diga costruita nei paesi meno industrializzati da diritto a dei crediti di emissioni.  E' possibile "spendere" questi crediti per compensare  le emissioni delle centrali di Civitavecchia, Brindisi o La Spezia senza essere obbligati alle riduzioni previste. Non solo. Costruendo un numero elevato di dighe in America Latina si ottiene un esubero di certificati di emissioni i che possono essere venduti sul mercato di crediti di carbonio ed utilizzati per strutturare prodotti finanziari derivati.  
Inoltre questi progetti  rispondono  tutti al  medesimo obsoleto e ormai irricevibile modello economico.  In America Latina si chiama locomotiva minerario-energetica,  le comunità vengono sradicate dalle proprie terre e private dell'accesso all'acqua per produrre energia destinata all'estrazione minerararia che continua ad alimentare economie interamente basate sull'esportazione di materie prime. Da noi si tratta di quel modello industriale ci ha sprofondato nella crisi economica e ambientale che stiamo vivendo, a causa della sua incapacità di riconvertirsi.  Quel carbone colpevole di un morto al giorno. Quel cemento che ogni anno erode migliaia di ettari di terra fertile. Quella infrastrutture inutili che servono solo a chi le promuove con tanto affanno.  
Infine hanno in comune il fatto di essere imposte e rifiutate dalle comunità locali che  stanno articolando la resistenza a questi progetti per riprendersi il diritto all'acqua, alla terra, ad un'aria respirabile, ad un lavoro che valorizzi le vocazioni del territorio invece di distruggerle.  

Lo slogan positivo scelto dalla rete  di Stop ENEL è: "Per un nuovo modello energetico". Il modo di generare, distribuire e consumare energia è intimamente legato al modello economico e sociale. Un nuovo modello energetico necessita una trasformazione profonda dalla gestione delle risorse e del territorio.  Per questo nella sua assemblea la rete ha deciso di camminare sempre più vicino agli altri movimenti.

martedì 12 marzo 2013

UN MILIONE DI FIRME PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, MANCA ANCORA LA TUA


Da: http://www.acquapubblica.eu/?utm_source=SendBlaster&utm_medium=email&utm_term=ICE%Acqua%pubblica&utm_content=Firma%per%l%27acqua%pubblica%in%Europa&utm_campaign=ICE%Acqua%pubblica
UN MILIONE DI FIRME PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, MANCA ANCORA LA TUA

WaterRight  logo-bluL'iniziativa dei Cittadini Europei per chiedere alla Commissione Europea che le risorse idriche siano messe fuori dal mercato ed al riparo dai tentativi di privatizzazione ha superato il milione di firme.
È un risultato importante per contrastare la privatizzazione del servizio idrico voluta dalla Commissione Europea e rafforzare la battaglia per l'applicazione del  referendum sull'acqua in Italia.
Per centrare l'obiettivo è necessario che in almeno 7 paesi si raggiunga la quota minima stabilita.
In Italia mancano 40 mila firme per raggiungere il quorum e 100 mila per contribuire a raddoppiare e raggiungere i due milioni complessivi entro il 22 marzo, giornata mondiale dell'acqua.
5 piccole azioni in 5 minuti per partecipare anche tu all'iniziativa:
1) Se non hai ancora firmato fallo al più presto cliccando qui
2) Se hai firmato convinci almeno altre due persone a farlo
3) Condividi sui social network la pagina www.acquapubblica.eu
4) Scarica qui la cover dell'ICE ed esponila sul tuo profilo facebook fino al 22 marzo
Aiutaci a trasformare l'acqua in un bene comune in tutta Europa.

sabato 2 febbraio 2013

Acqua: Consiglio di Stato boccia le bollette, aumenti non coerenti con referendum

La Repubblica, Venerdì 1 Febbraio 2013

Saranno restituite ai cittadini le cifre legate ai maggiori esborsi pagati tra il 21 luglio e il 31 dicembre 2011.
Acqua: Consiglio di Stato boccia le bollette, aumenti non coerenti con referendum
Forum dei movimenti per l'acqua: "Abbiamo vinto"

ROMA - Le bollette dell'acqua "non sono coerenti" col quadro normativo uscito dal referendum del 12-13 giugno 2011. Lo dice in Consiglio di Stato in un parere reso all'Authority per l'energia, giudicando "in contrasto" col referendum il criterio della "adeguatezza della remunerazione dell'investimento" per determinare la tariffa. L'Authority dovrà tenerne conto per la adozione del nuovo sistema.

Il Consiglio di Stato ricorda in sostanza che il 7% di aumento sulle bollette, legato alla remunerazione del capitale investito, è stato applicato dal 21 luglio 2011 al 31 dicembre 2011 nonostante l'esito referendario.

Toccherà ora all'Autorità per l'energia decidere il criterio per rimborsare ai cittadini le cifre in più pagate e, a quanto pare, è probabile che invece del conguaglio, ci sarà una restituzione secca. "Abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull'acqua - afferma il Forum dei movimenti per l'acqua commentando il parere -. Questa volta a darci ragione è il parere del Consiglio di Stato sulla tariffa: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone". L'Autorità per l'energia "incaricata di formulare la nuova tariffa all'indomani del Referendum, aveva chiesto un parere al Consiglio di Stato sulla remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto garantito del 7% presente nelle bollette". La risposta ha confermato "quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta". Per questo "quello che i cittadini hanno pagato è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: devono ricalibrare le bollette". Quanto scritto dal Consiglio di Stato - osserva ancora il Forum - "delegittima le scelte che hanno guidato l'Authority nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui la remunerazione del capitale investito viene reintrodotta sotto mentite spoglie".

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Anche a Cori (LT), la nostra associazione, costituita parte del Comitato per l'Acqua Pubblica sul nostro territorio, dall'aprile del 2012 Si è battuta per il rispetto dell'esito referendario. Abbiamo compilato oltre 160 domande di Rimborso da parte degli utenti nei confronti di Acqualatina, inviate per conoscenza anche all'ATO 4 e al comune stesso.
Nell'indifferenza di chi si è già arreso e pensava fosse una battaglia persa;
nella paura di chi non ha mai decurtato le bollette per non vedersi arrivare chissà quale cartella esattoriale (tipo paura della strega o degli orchi nel medioevo ormai);
nel totale servilismo delle nostre istituzioni a tutti i livelli e nell'incapacità delle amministrazioni di prendere in mano la situazione (che ci vanno a fare a governare?)
Attraverso tutto questo ed altro ancora siamo passati e ci siamo sporcati le mani, senza chiedere NULLA in cambio, solo per amore della giustizia, quella vera. Per essere un pò più sovrani, un pò più degni e rispettati.

Aspettando con speranza che venga la fine del cattivo regno, continuiamo a servire la nostra comunità.

Venite a trovarci allo sportello per la cittadinanza attiva al Comune di Cori il giovedì mattina dalle 9:30 alle 13:00 per presentare il reclamo di rimborso edecurtare dalle bollette il pizzo del 7 %.

Un bel tratto di via è sgombro, ora c'è più spazio per tutti, ma il cammino è ancora lungo.






giovedì 24 gennaio 2013

L'Authority approva la nuova tariffa dell'acqua in violazione del referendum


Tratto da: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1827:lauthority-approva-la-nuova-tariffa-dellacqua-in-violazione-del-referendum&catid=53&Itemid=67
COMUNICATO STAMPA

 Dal decreto di Ferragosto alla tariffa di Capodanno. Ovvero come uccidere la Democrazia durante le vacanze

Il 28 Dicembre 2012 l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell'acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato.
Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale.
In egual modo l'Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull'acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “costo della risorsa finanziaria”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta.
Ma fa anche di peggio.
Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Ciò avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie.
Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l'anno per i prossimi 20/30 anni).
L'Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un' impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall'acqua.
Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.
Per questo vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell'Autorità. E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare.

Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe.
Per questo i comitati di tutta Italia saranno mobilitati nelle giornate del 25-26 gennaio. Guarda tutti gli appuntamenti
Roma, 29 Dicembre 2012.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

venerdì 21 dicembre 2012

Lazio: Ammesso il referendum propositivo sulla tutela, sul governo e sulla gestione pubblica delle acque

 Lazio: Ammesso il referendum propositivo sulla tutela, sul governo e sulla gestione pubblica delle acque

L'ufficio centrale regionale per il referendum della Corte di Appello di Roma, esaminata la documentazione presentata dal Comitato promotore, ha ammesso il referendum propositivo di legge regionale “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”.
La proposta, sottoscritta ed aspprovata a maggioranza qualificata, da circa 40 amministrazioni locali
e sostenuta da migliaia di firme raccolte da associazioni e comitati, recepisce a livello regionale, il risultato referendario del giugno 2011, nel quale i cittadini di tutta Italia hanno espresso chiaramente la volontà di una gestione del servizio idrico che sia pubblica e libera dalle logiche di mercato.
L'ordinanza è stata comunicata, oltre che ai promotori, al Presidente del Consiglio Regionale e al Presidente della Giunta Regionale della Regione Lazio. Acqua, rifiuti, la gestione dei servizi pubblici, i beni comuni entrano in maniera chiara e limpida nella prossima campagna elettorale. La prossima maggioranza dunque non potrà ignorare la volontà popolare: la proposta di legge sarà infatti sottoposta a referendum regionale nel caso in cui il Consiglio Regionale non affronti l'argomento nei 12 mesi successivi al suo insediamento.
Per info: www.referendumacqualazio.it

venerdì 14 dicembre 2012

ACQUA, I PADRONI DI TUTTO. CHI NON VUOLE I DISSALATORI DI PONZA E VENTOTENE. VEOLIA CI GUADAGNA


Da Latina Oggi del 13 dicembre 2012

ACQUA, I PADRONI DI TUTTO. CHI NON VUOLE I DISSALATORI DI PONZA E VENTOTENE. VEOLIA CI GUADAGNA

di Graziella Di Mambro

C'era un anello mancante nello strano caso della mancata costruzione dei dissalatori sulle isole di Ponza e Ventotene, dove l'acqua potabile continua ad arrivare su navi cisterna. I due impianti dovevano essere completati entro il 2006, sono passati invano altri 6 anni e oltre 6 milioni di euro spesi ogni anno per pagare i trasportatori (Vetor) e Acqua Campania. Chi non li ha voluti costruire? Ufficialmente il ritardo è dovuto ai Comuni di Ponza e Ventotene. Ma in realtà c'è chi ha interesse a ritardare: Veolia, il socio di minoranza di Acqualatina.
C'erano una volta due progetti utili entrati, tra gli altri, nel piano di investimenti di Acqualatina e che dovevano essere realizzati con la collaborazione finanziaria della Regione Lazio. Sono i dissalatori di Ponza e Ventotene, mai costruiti; per un certo periodo il loro costo è stato anche ammortizzato sulle bollette dell'acqua ma poi il ricavato è stato spostato su altre voci sempre di investimento. Nessuno si è ancora spiegato, fino ad oggi, perché non si riesca a costruire sulle isole due impianti del costo di 9 milioni di euro e nel frattempo l'acqua arrivi su navi cisterna pagate dalla Regione Lazio oltre 6 milioni di euro l'anno. Acqua che peraltro viene fornita gratuitamente dal Comune di Cassino su convenzione della Regione Lazio con la società Acqua Campania, la quale la vende alla Regione Lazio medesima dopo averla portata a Napoli tramite l'acquedotto della Campania Occidentale pagato dalla Cassa per il Mezzogiorno. Acqua Campania mette nelle sue casse milioni di euro solo per fare da passacarte, posto che la rete è stata pagata dallo Stato. Il caso e il data base delle Camere di Commercio aggiungono qualcosa a questa curiosa storia. Acqua Campania è partecipata per il 24% da Veolia, il gruppo francese che è anche socio di minoranza di Acqualatina, la società che doveva costruire insieme alla Regione Lazio e all'Ato4 i dissalatori di Ponza. Se partono i dissalatori Acqua Campania non guadagnerà più i soldi delle navicisterna. Il termine ultimo per costruire i due dissalatori era il 2006, dopo l'Ato4, presieduto da Armando Cusani come presidente della Provincia di Latina, doveva caricare sul suo bilancio l'onere degli impianti. Dunque Acqualatina (e Veolia) non rischiano nulla per i ritardi, essendo l'Ato4 l'organo di controllo pubblico del gestore delle acque. Nello stesso periodo in cui scadeva il termine ultimo per costruire i dissalatori all'interno del consiglio di amministrazione di Acqualatina S.p.A., per conto del socio privato Veolia c'era Giansandro Rossi, consigliere di amministrazione anche di Acqua Campania. A presiedere lo stesso cda c'è Stefano Albani che è anche amministratore delegato di SiciliaAcque, altra società controllata da Veolia indirettamente, attraverso Idrosicilia. Sempre casualmente succede che in Sicilia si verifichi lo stesso «giro» dell'acqua. La quale viene prelevata a prezzo fisso dai pozzi sulla base di una convenzione con la Regione, ma poi la stessa Regione Sicilia la ricompra dalla società a prezzo maggiorato e questo scherzetto è costato 50 milioni di euro all'ente pubblico ma è valso circa 45 milioni a quelli di Siciliaacque e Veolia medesima. Che comunque ha le mani su quasi tutti gli acquedotti del sud, compreso il 47% del pacchetto azionario di Sorical (acquedotto della Calabria) in cui fino a poco tempo fa l'amministratore delegato era Raimondo Besson, oggi ad di Acqualatina S.p.A. per conto del socio privato Veolia. Perché Besson dovrebbe incatenarsi per costruire i dissalatori sulle isole, pur avendo detto sempre che sono utili e Acqualatina li vuole, sapendo che questi danneggiano economicamente la società che lo ha messo a fare l'ad in Acqualatina e in Sorical? È una domanda difficile. Alla quale sicuramente la Regione Lazio non ha voluto rispondere e nemmeno i Comuni e men che mai l'Ato4 che si è tenuta le due isole in queste condizioni senza arrabbiarsi mai. E anzi proprio l'Ato4 ha appena festeggiato «dieci anni di successi». Di chi?

Acqualatina, il ruolo chiave
Acqualatina accetta la gestione del servizio nel 2002 impegnandosi a costruire i dissalatori sulle isole entro il 2006, mette il costo in bolletta ma poi lo dirotta su altre opere. L'Ato4 e la conferenza dei sindaci avallano.
Acqua Campania, trasportatori
Acqua Campania si prende gratis l'acqua a Cassino regalata dalla Regione Lazio, la porta a Napoli con una rete costruita dalla Casmez e poi la rivende alla Regione Lazio che paga e non si lamenta sui dissalatori.
Siciliacque, cattivo esempio
In Sicilia c'è un «giro» analogo dell'acqua, venduta a prezzo fisso e poi ricomprata a prezzo maggiorato. I nomi che figurano nella società sono gli stessi di Acqua Campania.

ALL'OMBRA DI MISTER PISANTE. LE TRACCE DELL'UOMO CHE STA OVUNQUE SI TROVANO RETI IDRICHE

Dovunque si parla di gestione delle reti idriche e del business dell'acqua si trova un nome, quello di Giuseppe Antonio Pisante. Seguire le sue tracce vuole dire entrare in un ginepraio di società che portano sempre allo stesso posto: il settore dell'acqua e dei rifiuti. Stava dentro l'Acquedotto Pugliese, essendo originario di quelle parti (pur se trapiantato a Milano da molti anni), società che all'inizio della gestione aveva il 23% delle quote del pacchetto privato di Acqualatina S.p.A. Diciamo pure che contava qualcosa dentro il gestore delle acque di Latina. E infatti quando scatta l'indagine sugli appalti in house (con provvedimenti poi revocati dalla stessa Procura di Latina, che li aveva chiesti) gli uomini dei soci privati della società, ossia Silvano Morandi e Bernard Cyna parlano spesso di Giuseppe Pisante nelle mail che si scambiano a proposito dei futuri servizi da porre in appalto. Per esempio: «... dobbiamo far capire questo ai nostri amici di ENEL e a mister Pisante». Di Pisante parla spesso Raimondo Besson con Cyna, come risulta dal fascicolo dell'inchiesta e dagli atti del GIP del Tribunale di Latina. Pisante è uno dei privati che controllano Sicilia Acque insieme a Veolia e ad ENEL. Quando l'Acquedotto Pugliese ha lasciato il pacchetto azionario di Acqualatina a chi ha venduto? Ad ENEL Hydro che aveva già un suo 23% e che sommato a quello di Acquedotto Pugliese faceva il 46%, esattamente la quota che poi ENEL ha venduto a Veolia facendola diventare il primo azionista privato di Acqualatina S.p.A.

martedì 4 dicembre 2012

Chiusa Acqualatina per manifesta illegalità

Tratto da: http://acquapubblica.altervista.org/spip.php?article73

In occasione della riapertura degli uffici del gestore privato Acqualatina (ATO4) alcuni cittadini ed i componenti del Comitato Acquapubblica Anzio-Nettuno hanno effettuato un flash-mob murando l’entrata degli uffici stessi. La “murata” è stata effettuata in maniera simbolica, adoperando pannelli di polistirolo, sono stati affissi cartelli che invitavano gli utenti a boicottare il gestore privato effettuando il ricalcolo della bolletta decurtandole il -7% (come previsto dal risultato referendario del giugno 2011) aderendo così alla Campagna di obbedienza Civile, iniziativa promossa a livello nazionale dal Forum dei Movimenti per l’Acqua. Dopo gli accertamenti effettuati dalle forze dell’ordine (i quali non hanno registrato alcuna infrazione) , i manifestanti si sono spostati sulla strada laterale (Via S.Barbara) e attraversando ripetutamente le strisce pedonali hanno continuato a volantinare la loro denuncia agli automobilisti di passaggio, sottolineando l’immobilità dei sindaci delle due cittadine nei confronti dell’ato 4 e del di Acqualatina S.p.A. rispetto all’allarme, ancora irrisolto dell’arsenico; in barba agli impegni presi con la Comunità Europea ed ai danni della salute di tutti i cittadini.
Comunicato stampa del 26-11-2012
Il giorno 22 novembre scorso, presso la sede di Acqualatina S.p.a.di Via della Primule a Nettuno, in occasione della riapertura degli uffici, alcuni cittadini ed i componenti del Comitato Acquapubblica Anzio-Nettuno hanno effettuato un flash-mob “murando” simbolicamente l’entrata degli uffici stessi con l’affissione, di cartelli che invitavano gli utenti a boicottare il gestore privato del Servizio idrico, in applicazione di quanto previsto dal risultato referendario del giugno 2011, aderendo così alla Campagna di obbedienza Civile, iniziativa promossa a livello nazionale dal Forum dei Movimenti per l’Acqua.
Dopo gli accertamenti effettuati dalle forze dell’ordine (i quali non hanno registrato alcuna infrazione) , i manifestanti si sono spostati sulla strada laterale (Via S.Barbara) e attraversando ripetutamente le strisce pedonali hanno continuato a volantinare la loro denuncia agli automobilisti di passaggio.
Con questa iniziativa si intende denunciare per l’ennesima volta l’immobilità ingiustificata dei sindaci di Anzio e Nettuno nei confronti dell’ATO 4 e del gestore Acqualatina S.p.A. che, ancora una volta, infischiandosene della tutela della salute dei cittadini, non prendono nessun provvedimento né per l’abbattimento della tariffa idrica in applicazione della nuova normativa scaturita dai referendum del 12 e 13 giugno 2011, né rispetto all’allarme, ancora irrisolto dell’arsenico; in barba agli impegni presi con la Comunità Europea che scadranno il 31 dicembre di quest’anno. Dal primo gennaio del 2013 l’acqua della rete idrica potrebbe non essere più potabile e i sindaci Chiavetta e Bruschini restano a guardare in attesa che avvenga il miracolo di Natale: la sparizione dell’arsenico e degli altri inquinanti dall’acqua che beviamo.
Consapevoli che il problema sia solo di carattere politico, i cittadini sono stanchi di essere presi in giro e che la volontà espressa nel voto referendario ancora non sia stata applicata. Quando ormai la “macchina” elettorale ha preso il via, ci chiediamo per quale motivo si debba ancora votare per candidati che non hanno nessuna intenzione di provvedere ai bisogni della comunità.
Evidentemente gli scopi elettorali dei futuri candidati al governo della città sono diversi dalle richieste e dalle aspettative degli elettori. Pertanto l’unico strumento che i cittadini hanno disposizione è quello di fare da soli, organizzandosi nella protesta e aderendo alla campagna “obbedienza civile”, che oggi ha già portato più di mille famiglie di Anzio e Nettuno, centinaia di migliaia in tutta Italia, a ricalcolare le bollette idriche pagando quello che prevede la legge.