LA GOCCIA SCAVA LA ROCCIA

PER DONARE IL TUO 5 X 1000
AD ARGONAUTI ONLUS INDICA SULLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI NEL CAMPO APPOSITO IL CODICE FISCALE DELL'ASSOCIAZIONE: 91120830590

mercoledì 26 febbraio 2014

5 per mille

L'associazione di volontariato Argonauti Onlus si occupa di ambiente in maniera pratica e diretta, grazie all'apporto di volontari anche di altre associazioni che hanno una formazione naturalistica. Stiamo lavorando oramai da due anni al restauro ambientale (pulizia e rimboschimento) dell'antico orto di Sta. Oliva, adiacente al complesso museale della città e del territorio a Cori (LT). 

Crediamo nel rispetto e nella cura dell'ambiente e non chiediamo soldi pubblici che in questo periodo scarseggiano. 
Abbiamo però sempre bisogno di materiali e strumenti per lavorare meglio: diamo perciò la possibilità a chi volesse aiutarci anche in forma indiretta con un contributo di poterlo fare donandoci il 5 per mille.

Per farlo basta compilare il modulo 730, il CUD oppure il Modello Unico e firmare nel riquadro: Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, indicando il codice fiscale di Argonauti ONLUS:


 91120830590

Per altre informazioni o donazioni dirette contattateci tramite e-mail all'indirizzo: argonauti@autoproduzioni.net

Seguiranno aggiornamenti fotografici sullo stato dei nostri lavori.

Grazie della fiducia


venerdì 11 ottobre 2013

12 OTTOBRE: UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE - PER IL POPOLO DELL’ACQUA

Sabato 12 ottobre il popolo dell’acqua torna a mobilitarsi in tutto il Paese.
Nell'anniversario della “scoperta” dell'America, quando l'America Latina ricorda il suo “ultimo giorno di libertà”, saremo attivi nei territori attraverso una giornata di mobilitazioni diffuse contro i “nuovi colonialismi”, determinati dalla privatizzazione dei beni comuni e dalla mercificazione dei territori e della vita delle persone.
E’ questa una tappa di un percorso che, avviato dall’assemblea nazionale nel novembre 2012 del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, persegue la costruzione di intrecci fra i diversi movimenti e realtà territoriali in lotta per la riappropriazione sociale dei beni comuni e che ha visto nel campeggio all’Amiata del luglio scorso un momento fondamentale di elaborazione e condivisione.

Parteciperemo anche alla manifestazione nazionale promossa dall’appello “La Via Maestra”, promosso da Rodotà, Landini, don Ciotti e altri, con l’obiettivo di opporsi ai tentativi del governo delle “larghe intese” di riformare la Costituzione in senso autoritario e di provare a costruire una coalizione sociale per l’affermazione della democrazia e per la piena applicazione della Carta Costituzionale sui temi del lavoro, dei diritti, dei beni comuni e della pace.

Crediamo che la battaglia in corso in tutti i territori e a livello nazionale per la piena attuazione dell’esito della straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011 sull’acqua debba portare il proprio importantissimo contributo di contenuti e di pratiche sia per la costruzione di una forte alleanza dei movimenti per i beni comuni, sia per l’apertura di uno spazio pubblico di rivendicazione di una nuova democrazia.

Contro ogni tentativo - già annunciato a più riprese dal governo Letta, in accordo con i diktat monetaristi dell’Unione Europea - di aprire una nuova fase di privatizzazioni e di mettere una pietra tombale sull’esito referendario sull’acqua, e contro ogni tentativo di ridurre drasticamente gli spazi di democrazia, attraverso svolte autoritarie dentro le istituzioni e la criminalizzazione dei movimenti nella società.

Perché, oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.



Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

mercoledì 12 giugno 2013

I referendum per l'acqua pubblica compiono 2 anni


COMUNICATO STAMPA

I referendum per l'acqua pubblica compiono 2 anni, 13 Giugno 2013 ore 10.00 Piazza del Popolo Latina i comitati tornano in piazza. Il 12 e il 13 di Giugno di due anni fa, il percorso verso la ripubblicizzazione del Servizio Idrico del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, raggiunse lo straordinario risultato della vittoria referendaria con oltre 26 milioni di Italiani che scelsero per l'acqua pubblica e la difesa dei servizi pubblici locali. Da allora, nonostante i tribunali e la Corte Costituzionale
continuino a dare ragione ai comitati, nonostante la campagna di Obbedienza Civile abbia portato migliaia di cittadini ad autoridursi la bolletta rispettando il voto di due anni fa, la politica nazionale è stata sorda alle richieste dei cittadini. Si sono succeduti tre governi e nessuno di questi ha messo all'ordine del giorno un programma di ripubblicizzazione del servizio idrico, come gli italiani hanno chiesto con forza il 12 e il 13 Giugno del 2011.

Anche a Latina, 54.763 cittadini pari al 96,74% degli aventi diritto al voto, scelsero per l'Acqua Bene Comune, cioè, per la gestione pubblica del servizio idrico integrato e la cancellazione della quota del 7% dalla bolletta dell'acqua.

Nell'ATO Territoriale 4 – Lazio Meridionale – il S.I.I. - Servizio Idrico Integrato è gestito da Acqualatina  S.p.a.  che  ha  continuato  ad  inserire  indebitamente  in  bolletta  la remunerazione del capitale investito, esercitando così appropriazione indebita di somme di denaro non più dovute a seguito del voto referendario. A questa illegalità, migliaia di utenti si sono ribellati, inviando ad Acqualatina S.p.a. richiesta di rimborso e procedendo all'autoriduzione della bolletta della quota non dovuta del 7%.
Il coordinamento locale del  Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, il  Forum Pontino  dei  diritti  e  beni  comuni,  Associazioni,  Partiti  e  Sindacati  (che  hanno sottoscritto la proposta di delibera di iniziativa popolare e la richiesta delle necessarie modifiche  dello  Statuto  comunale  per  avviare,  anche  a  Latina,  il  processo  di ripubblicizzazione del S.I.I, depositate agli atti del consiglio comunale di Latina in data 01-08-2012) sollecitano il sindaco a discuterle in consiglio comunale.
La mobilitazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua non si è mai fermata e, a due anni dalla vittoria referendaria, rilancia in Italia la  CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE per chiedere la ripubblicizzazione del Servizio Idrico e la piena attuazione dei referendum, per l'ACQUA BENE COMUNE.

Latina 11/06/2013

Il coordinamento Forum Pontino dei Diritti e Beni Comuni

- Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua

www.forumbenicomuni.it    www.acquabenecomune.org

mercoledì 5 giugno 2013

FISHEAD 2012

Fishead: Un interessante Documentario sullo stato psico sociale della nostra civilizzazione e della nostra cultura.



Ecco il link alla versione sottotitolata:
http://www.youtube.com/channel/UC6vLTkSRvNn5LxAU2V4QA6A

mercoledì 29 maggio 2013

Video Rimunicipalizzazione: il ritorno dell'acqua nelle nostre mani

Un innovativo video documentario sulle città che hanno riguadagnato il controllo pubblico dell'acqua sottraendolo alla privatizzazione. La rimunicipalizzazione dell'acqua funziona!



giovedì 16 maggio 2013

Il filo che unisce sfruttamento energetico ed idrico

Dalla Newsletter Acquabenecomune


Il filo che unisce sfruttamento energetico ed idrico 


Si è svolta a Roma dal 28 al 30 Aprile la tre giorni di Stopenel  (www.stopenel.org) che ha visto la partecipazione  di comitati, movimenti, associazioni e comunità che si battono contro il modello energetico dell'ENEL fatto di carbone e finte rinnovabili in Europa e grandi dighe in America Latina. 
Presenti  tutta la rete no Coke, il  coordinamento SOS Geotermia dell'Amiata, rappresentanti delle associazioni ambientaliste dell'Est Europa,  dove la società italiana investe anche nel nucleare,  e delle comunità cilene, colombiane e guatemalteche che lottano contro la costruzione di grandi dighe nei loro territori. 
Ma qual'è il filo rosso che lega questi impianti diversi e lontani fra loro?


Innanzitutto l'ENEL che, con l'acquisto di Endesa nel 2009, eredita il pesante bagaglio postcoloniale della società spagnola inclusi in progetti in Cile dove, grazie alle leggi varate da Pinochet ancora oggi in vigore,  possiede la quasi totalità dei diritti di sfruttamento dei fiumi del paese.  
Poi il protocollo di Kyoto. L'approccio finanziario e mercatista alla lotta al cambiamento climatico non solo non  serve all'obiettivo preposto ma sta aggiungendo devastazioni a devastazioni.  Infatti secondo il  "Meccanismo di Sviluppo Pulito"  ogni diga costruita nei paesi meno industrializzati da diritto a dei crediti di emissioni.  E' possibile "spendere" questi crediti per compensare  le emissioni delle centrali di Civitavecchia, Brindisi o La Spezia senza essere obbligati alle riduzioni previste. Non solo. Costruendo un numero elevato di dighe in America Latina si ottiene un esubero di certificati di emissioni i che possono essere venduti sul mercato di crediti di carbonio ed utilizzati per strutturare prodotti finanziari derivati.  
Inoltre questi progetti  rispondono  tutti al  medesimo obsoleto e ormai irricevibile modello economico.  In America Latina si chiama locomotiva minerario-energetica,  le comunità vengono sradicate dalle proprie terre e private dell'accesso all'acqua per produrre energia destinata all'estrazione minerararia che continua ad alimentare economie interamente basate sull'esportazione di materie prime. Da noi si tratta di quel modello industriale ci ha sprofondato nella crisi economica e ambientale che stiamo vivendo, a causa della sua incapacità di riconvertirsi.  Quel carbone colpevole di un morto al giorno. Quel cemento che ogni anno erode migliaia di ettari di terra fertile. Quella infrastrutture inutili che servono solo a chi le promuove con tanto affanno.  
Infine hanno in comune il fatto di essere imposte e rifiutate dalle comunità locali che  stanno articolando la resistenza a questi progetti per riprendersi il diritto all'acqua, alla terra, ad un'aria respirabile, ad un lavoro che valorizzi le vocazioni del territorio invece di distruggerle.  

Lo slogan positivo scelto dalla rete  di Stop ENEL è: "Per un nuovo modello energetico". Il modo di generare, distribuire e consumare energia è intimamente legato al modello economico e sociale. Un nuovo modello energetico necessita una trasformazione profonda dalla gestione delle risorse e del territorio.  Per questo nella sua assemblea la rete ha deciso di camminare sempre più vicino agli altri movimenti.

martedì 2 aprile 2013

La Cina sceglie Ubuntu Linux per spingere innovazione e sviluppo


http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/03/26/news/linux_ubuntu_cina-55388290/


Il governo di Pechino ha scelto la popolare distribuzione open source della Canonical come architettura di riferimento per i sistemi operativi nel paese. Un sistema operativo "di Stato", con relativo ecosistema software, per perseguire il disegno di un'autonomia tecnologica in un paese da 1,3 miliardi di persone dove il 90 per cento usa Microsoft Windowsdi FRANCESCO CACCAVELLA


LA CINA è pronta a finanziare un suo sistema operativo "di Stato" che sarà basato su Linux Ubuntu. È un ultimo tassello alla sua autarchia informatica, in una nazione in cui i principali siti Web non si chiamano Google o Facebook, ma Baidu e Weibo, e che però continua per il 90 per cento a funzionare grazie a Microsoft Windows. Canonical, il principale sponsor e finanziatore del progetto Ubuntu, ha annunciato nei giorni scorsi di aver raggiunto un accordo con il Ministero cinese per l'industria e la tecnologia dell'informazione (MIIT). In base a questo accordo, Ubuntu diventerà il software di riferimento per i "sistemi operativi cinesi", di cui una prima versione stabile si vedrà in aprile.  Kylin, questo il nome del sistema, aspira ad essere non una semplice localizzazione di meteo, mappe, calendari, ma un vero e proprio ecosistema informatico per il pubblico della grande potenza asiatica. In futuro si prevede che i servizi per scaricare musica, i software, le applicazioni per lo shopping online saranno anch'essi cinesi.

La decisione non giunge di sorpresa. La Cina è da sempre un terreno fertile per le tecnologie rilasciate con licenza open source, di cui Linux è l'esempio più noto e diffuso. Questo tipo di licenza permette di controllare il linguaggio di programmazione con cui è costruito il software, modificarlo, riadattarlo e, soprattutto, analizzarne l'esatto funzionamento, valutandone affidabilità e sicurezza. Ma la sicurezza di avere un sistema trasparente non è il motivo principale che spinge il governo cinese ad affidarsi a tecnologie a codice libero. Non lo è certamente la possibilità che un sistema creato direttamente dal governo possa rappresentare solo un modo per rendere ancor più stringente il controllo sulle operazioni informatiche dei propri cittadini, replicando in scala maggiore ciò che accade con Skype. Anche perché la stessa natura aperta del software è il principale limite a questa possibilità: le modifiche sarebbero facilmente rintracciabili.

Altrettanto fuorvianti sono le motivazioni ideologiche, anche perché già sperimentate in passato. A partire dal 2007 il governo cinese ha sponsorizzato lo sviluppo di Red Flag Linux, un Linux che avrebbe dovuto rappresentare il simbolo dell'indipendenza tecnologica da Microsoft Windows. Ma è un'iniziativa che, a parte un'imitazione da parte della Corea del Nord (che sviluppò un equivalente "Red Star OS"), ha avuto scarsissima fortuna. 

Alla base di questa scelta in realtà ci sono strategie di innovazione e sviluppo, di cui il software open source rappresenta il motore principale. Nel piano quinquennale inaugurato nel 2011 è ben chiaro che la Cina non ci sta ad essere vista solo come la forza lavoro che stringe le viti degli smartphone che vengono progettati in California e venduti in Europa.  Dal punto di vista dell'hardware, la Cina ha saputo affiancare ad un'industria basata principalmente sulla manifattura e l'assemblaggio anche aziende leader di settore: Lenovo è il produttore di PC a maggior crescita di mercato dell'ultimo anno e Huawei comincia a far capolino nelle tabelle degli analisi accanto ad Apple, Samsung e Nokia.

Ciò che manca sono invece delle solide fondamenta per lo sviluppo di servizi software, e non stiamo parlando solo di software per Pc. Ubuntu, con il mercato dei desktop in sofferenza, sta piano piano ampliando il proprio ecosistema verso i servizi mobile e di cloud computing, servizi su cui si concentrano le maggiori innovazioni e le maggiori aspettative del panorama software moderno. Ubuntu ha sia in sviluppo versioni per Tablet e Smartphone del proprio sistema, sia una completa offerta di servizi cloud. Tutto basato su codice aperto, tutto disponibile per essere usato come leva per creare nuovi servizi e fare innovazione. E la Cina, il primo mercato mobile del mondo e il più attento al cloud, è sicuramente il luogo più adatto per farlo.